2021

La donna aveva atteso a lungo il suo bambino. Ed ora che era arrivato non riusciva a capire come mai si sentisse così triste e perché le lacrime le solcavano il viso, mentre lo allattava. La giovane donna stringeva il suo bambino tanto desiderato e non riusciva a provare gioia. Eppure aveva sussultato quando si era scoperta incinta e con serenità e forza aveva affrontato le fatiche della gravidanza. Aveva preparato con cura ogni cosa e quando, finalmente, erano giunte le doglie del parto, non le erano sembrate insopportabili. Il bambino era sano, bello. Lei, però, si sentiva svuotata, senza forze. Cosa le stava accadendo? La donna non sapeva che quella strana tristezza aveva attraversato tante altre donne prima di lei ed aveva persino un nome ridondante: depressio post partum, un tipo di depressione che colpisce la puerpera nelle prime settimane dopo il parto.

Noi umani desideriamo il nuovo, ne progettiamo il venire alla luce e, quando accade, facciamo salti di gioia e ritroviamo il gusto per la vita. A volte, però, non succede così. Come in questo momento, con mesi faticosi alle spalle e davanti a noi giorni oscuri.

A Natale abbiamo fatto memoria della novità di Dio: anche quest’anno è risuonato il lieto annuncio del Dio-con-noi e ci siamo messi in ascolto della parola di Gesù che invita anche noi a nascere, ad iniziare daccapo. Eppure siamo attraversati da sentimenti negativi: tristezza, ansia e persino rancore. La vita non sembra mantenere le sue promesse e fatichiamo a sentire la presenza di Dio, mentre brancoliamo nel buio.

Dovremmo essere nella gioia – almeno noi, a cui è appena stato detto: “oggi è nato per voi un Salvatore”. La gioia, però, non fluisce. Siamo come una madre in preda ad improvvisi cambiamenti umorali; che sente spegnersi la gioia e sopravanzare la tristezza; che ha la sensazione di non farcela; che vive nell’ansia per l’incapacità di prendersi cura del neonato.

Questa depressione, che subentra proprio quando non ce l’aspetteremmo, è una patologia che va curata con una terapia farmacologica, ma è altrettanto decisivo il non rimanere da sole, il circondarsi di persone amiche.

Fuori metafora: per uscire dalla tristezza, sono necessarie precise scelte politiche, economiche, sociali. Non bastano le pacche sulle spalle. Non aiutano le consolazioni a buon mercato! E mentre chiediamo con forza un ripensamento radicale della nostra società e degli stili di vita personali, nel frattempo, torniamo a camminare insieme.

Non si prospetta luminoso l’anno che ci attende, ma possiamo maturare una sapienza della crisi scegliendo di affrontare insieme le difficoltà, di custodire momenti di ascolto e condivisione.

Siamo madri afflitte da depressione. Da sole non siamo in grado di prenderci cura della nuova vita; insieme sì.

Facciamoci carico le une delle altre, non chiudiamoci in spazi angusti, dove piangere ognuna per conto suo la propria triste maternità.

Proviamo a scommettere sull’importanza del fare comunità, dell’affrontare insieme il tempo che ci attende.

C’è un piccolo da accudire, c’è una novità da nutrire e custodire.

Buon anno, dunque: che sia un anno in cui ricominciamo a camminare insieme.

Leggi il Bollettino del mese di Gennaio.